Trekking sulla Grande Muraglia cinese

Mao Tse Tung ha scritto che un uomo e' un vero uomo solo se e' stato sulla grande muraglia cinese. Durante un viaggio di lavoro mi sono preso un giorno di vacanza e sono andato in una parte non restaurata della muraglia.



27 settembre 2015.
Mao Tse Tung ha scritto che un uomo e' un vero uomo solo se e' stato sulla grande muraglia cinese.
Durante un viaggio di lavoro mi sono preso un giorno di vacanza e sono andato in una parte non restaurata della muraglia. Esistono infatti varie sezioni aperte al pubblico con tutte le comodita' (addirittura la seggiovia per non dover salire fino alla muraglia, che spesso e' in cima alle montagne), pero' non credo che fossero queste cio' di cui parlava Mao. Esistono sezioni non ancora restaurate, che sono una sfida, piu' o meno difficile, e cercando in internet, ho trovato la sezione che va da Jiankou a Mutianyu e ho voluto provare.
Da Pechino occorre andare verso nord, al villaggio di Xizhazi, oltre il YanQi lake, che e' una zona attrezzata per conventions e turismo. Nel piccolo villaggio ci sono vari agricoltori che offrono ospitalita' per circa 200 RMB.



Io sono andato, insieme al mio amico Gianni Gi, da Zhao's Hostel che rimane in fondo al villaggio, dove partono vari sentieri per raggiungere la muraglia. Siamo arrivati di sera, con la luna quasi piena.



Ottima cena sulla veranda, anche se un poco freddo.



La mattina all'alba ho fatto alcune foto.



Dopo colazione ci siamo incamminati verso il punto di inizio, che si chiama JianKou (Punta della freccia), perche' ha proprio quella forma, come si vede nella foto.



Ci si arriva in circa 45 minuti. Arrivati sulla muraglia, quello che si vedeva nelle foto prende un'altra forma.



Quello che sembrava semplice diventa molto piu' complesso. Le pietre si muovono e cadono, ci sono pareti da scalare poco meno che verticali e qualche dubbio mi assale.



Gianni rinuncia immediatamente. Decido di partire, ma mi metto i sandali per sentire meglio dove metto i piedi e per poterli infilare con piu' facilita' nelle fessure nelle salite.



Arrivo in cima alla prima salita e nel piano trovo alcuni studenti poco piu' che ventenni che hanno campeggiato li'. Un inglese, un olandese, un tedesco, un francese un po' come nelle barzellette. Dico che sono italiano e che a questo punto sembriamo l'Unione Europea alla conquista della Cina! Hanno una bottiglia di whisky e poca voglia di andare avanti, anzi, mi sconsigliano dal farlo perche' uno di loro ha provato a continuare ma ha preferito non rischiare. Vado avanti.



Per vera fortuna incontro due ragazzi cinesi, fermi al primo punto difficile. Facciamo fatica a parlarci ma ci proviamo. Troviamo un passaggio laterale per evitare il pezzo piu' ripido, ma adesso ci troviamo a girare attorno alla montagna con un passaggio su un burrone e con lo zaino sulle spalle ci pare troppo pericoloso. Va avanti uno, lasciando lo zaino indietro, gli passiamo il suo e i nostri e andiamo avanti anche noi. Ce la facciamo e ci complimentiamo, ma in questo punto so che abbiamo rischiato. Se devo dare un consiglio, dopo averlo fatto, il mio consiglio e' questo: se siete scalatori esperti, e' una cosa semplice. Se siete scalatori dilettanti, come sono io, e' dura. Se non avete nessuna esperienza o soffrite di vertigini, lasciate perdere assolutamente. Dopo vari passaggi piu' o meno difficili, ma mai cosi' rischiosi, arriviamo in cima alla torre ZhengBei, che e' il punto piu' alto a quasi 1000 metri.



La giornata e' bellissima e la vista e' stupefacente. Ne e' valsa veramente la pena.



Continuiamo fino ad un punto dove la muraglia fa un giro completo di 180 gradi (si chiama Corno di vacca). Qui la discesa e' difficile, perche' si scivola e l'inclinazione e' tanta.



Arrivati in fondo si continua ancora poco e poi si arriva alla zona turistica, segnalata da un cartello che proibisce l'accesso alla sezione da cui proveniamo noi.



E' un po' come passare dal sentiero all'autostrada.



Vedere i turisti che avanzano con difficolta' in questa sezione perfettamente restaurata fa un po' ridere.



A questo punto si continua ancora un'ora e mezzo fino ad arrivare alla seggiovia che porta su i turisti. Qui c'e' una scalinata che permette di discendere fino all'ingresso, dove i turisti hanno pagato per entrare.



Usciamo e continuiamo a camminare per un altro paio di km fino al parcheggio dove ci aspetta Gianni con una macchina per riportarci a Pechino. (E' possibile anche rientrare con l'autobus). Una bella birra e cena al ristorante mongolo Little Sheep e poi a letto. Devo dire che, dopo 7 ore miste fra cammino e scalate, ho dormito molto bene.